L’Ecomuseo Argentario custodisce ambienti naturali unici che si possono esplorare facilmente grazie a una fitta rete di sentieri adatti a tutti.

L’attività estrattiva ha modificato permanentemente il territorio, ma la natura ha saputo riconquistare i suoi spazi dando vita a contesti ricchi di biodiversità. Passeggiando nell’Ecomuseo si incontrano le paludi e le torbiere del Biotopo di Monte Barco, la zona arida con alberi bonsai del Biotopo le Grave, la splendida cornice del Lago di Santa Colomba, i prati di Montepiano e Mongalina.

Ampie porzioni dell’Altipiano rientrano fra le aree protette della Provincia autonoma di Trento e ospitano numerose specie animali e vegetali, tra cui rari anfibi e orchidee.
 


Le riserve naturali

4 APR '16
Natura

L'Ecomuseo Argentario ospita alcune aree protette riconosciute a livello provinciale ed Europeo. 

La zona interessata è quella compresa fra il Monte Barco, il Doss delle Grave e il Lago di Santa Colomba. Vi sono racchiusi gli elementi ambientali più tipici e più preziosi dell’Argentario: boschi, zone umide, miniere. Per tutelare questo patrimonio sono state istituite due Riserve naturali provinciali (“Le Grave” e “Monte Barco”), e tre ZSC (Zone Speciali di Conservazione) facenti parte della Rete Natura 2000, un sistema europeo di aree protette per la conservazione della biodiversità (“Monte Barco-Le Grave”, “Lago di Santa Colomba” e “Montepiano-Palù di Fornace”).

BIOTOPO LE GRAVE

La Riserva Le Grave comprende il versante ovest dell’omonimo dosso e la torbiera Le Lore, posta alla sua base. Il nome del dosso, che in dialetto locale indica frane o ammassi di pietre, è legato al fatto che l’intero versante è ricoperto dai materiali di scarto derivanti dall’attività estrattiva medievale dell’argento; imbocchi di canope sono presenti in tutta l’area, anche in cima al rilievo. Altri detriti furono prodotti dalla miniera di barite della ditta Maffei, rimasta attiva fin circa al 1960. Il particolarissimo tipo di suolo determina l’esistenza di un ambiente arido, a tratti semidesertico, che limita lo sviluppo della vegetazione e condiziona strettamente la vita delle piante. Vi crescono specie tipiche dei luoghi aridi come il ginepro, l’uva orsina, la globularia e il pero corvino. Il pino silvestre cresce stentatamente; molti esemplari vetusti hanno assunto l'aspetto di veri bonsai naturali. Anche la fauna è particolare: sono presenti insetti tipici delle zone aride, rettili e uccelli poco comuni, come il misterioso succiacapre, che di notte emette in volo il suo inconfondibile verso.

La torbiera Le Lore, alla base del dosso, è quanto resta di un antico laghetto, in fase di riempimento per via dello sviluppo della vegetazione palustre e della formazione di torba. Ci sono però ancora piccoli specchi d’acqua libera e intere porzioni di vegetazione sono in realtà “tappeti galleggianti” sopra l’acqua. La torbiera non è molto estesa, ma rappresenta uno dei luoghi più importanti del Trentino per quanto riguarda la flora, dal momento che qui vivono un gran numero di piante rare e minacciate di estinzione. Tra queste, alcune orchidee di palude, lo splendido gladiolo di palude e la ninfea bianca. Per quanto riguarda la fauna, qui si riproducono quasi tutte le specie di anfibi presenti nell’Ecomuseo; tra gli uccelli acquatici sono stati osservati il germano reale e raro porciglione.

 BIOTOPO MONTE BARCO

 La Riserva naturale di Monte Barco prende nome dall’omonimo rilievo, alto 914 m. Confina verso est con la grande area estrattiva di Albiano ed è stata istituita proprio per tutelare un contesto ambientale straordinario, minacciato dall’ulteriore espansione delle cave di porfido. Si tratta infatti di una porzione di Altipiano particolarmente amena e tranquilla, priva di abitazioni, ricoperta da intricati boschi di conifere e latifoglie che in gran parte sono ricresciuti su prati e pascoli abbandonati nel secolo scorso. Nelle conche scavate nel porfido dagli antichi ghiacciai sono ospitate ben 21 zone umide, ciascuna con proprie caratteristiche. La più estesa è il Palù Gros (negli anni ’80 dello scorso secolo trasformato temporaneamente in laghetto mediante la costruzione di un terrapieno) e la Palù Longa. Le indagini svolte in passato in alcune delle torbiere hanno accertato la presenza di un deposito di torba molto consistente, dello spessore di 2 o 3 metri. Sotto il profilo naturalistico, questo complesso di zone umide rappresenta un eccezionale patrimonio, per la presenza di molte specie di piante rare, per la riproduzione degli anfibi tra cui l’ululone dal ventre giallo e di uccelli come porciglione.