L’Ecomuseo Argentario custodisce ambienti naturali unici che si possono esplorare facilmente grazie a una fitta rete di sentieri adatti a tutti.

L’attività estrattiva ha modificato permanentemente il territorio, ma la natura ha saputo riconquistare i suoi spazi dando vita a contesti ricchi di biodiversità. Passeggiando nell’Ecomuseo si incontrano le paludi e le torbiere del Biotopo di Monte Barco, la zona arida con alberi bonsai del Biotopo le Grave, la splendida cornice del Lago di Santa Colomba, i prati di Montepiano e Mongalina.

Ampie porzioni dell’Altipiano rientrano fra le aree protette della Provincia autonoma di Trento e ospitano numerose specie animali e vegetali, tra cui rari anfibi e orchidee.
 


Il Lago di Santa Colomba

16 APR '04
Natura

Il lago di S. Colomba è un po’ “l’ombelico” dell’Altipiano. È un elemento ambientale di grande rilievo paesaggistico e un luogo di eccezionale importanza naturalistica.

Situato a 922 m di altitudine, il lago è molto piccolo: misura 310 m di lunghezza e 120 m di larghezza; la profondità massima dovrebbe essere di poco più di 8 metri. Non ci sono immissari veri e propri né emissari; è probabile la presenza di sorgenti sul fondo. L’origine del lago è molto particolare: certamente la conca è stata “lavorata” dai ghiacciai, come risulta evidente dalla levigatura delle grandi rocce poste sulla riva nord, ma il bacino deve la sua esistenza al fatto di essere collocato proprio su una faglia, ovvero su una grande spaccatura che divide le rocce vulcaniche (porfido) da quelle sedimentarie. 

Circondato da boschi di pino silvestre tra i più belli dell’Altipiano, il lago forma, assieme alla Palù dei Preti ad esso collegata, un “hot spot” di biodiversità, tanto da meritare l’istituzione di una “Zona Speciale di Conservazione” (IT3120102 Lago di S. Colomba) ai sensi delle direttive europee di protezione degli habitat e delle specie.

La riva nord del lago è bordata da un fitto canneto, con cannuccia di palude e gruppi di tife; un po’ ovunque sulle rive crescono a mo’ di torre cespi di carici, dalle sottili foglie con margine tagliente e piante di giaggiolo giallo, una splendida iris dai grandi fiori. In primavera, nelle zone di acqua bassa si ergono le meravigliose infiorescenze bianco-rosa del trifoglio fibrino.

La Palù dei Preti è invece ricoperta da piccole carici; anche se la cannuccia di palude è diventata molto invadente e rischia di “soffocare” le specie più delicate, riescono qui a crescere varie piante rare, tra cui il falasco, una sorta di papiro nostrano. Il lago e la contigua palude svolgono un ruolo insostituibile nei confronti della fauna acquatica, dai molluschi come le anodonta dalla conciglia formata da due grandi valve agli insetti come le numerose libellule, fino agli animali di taglia maggiore.

Già attorno al 1670 il cronista Michelangelo Mariani lodava in un suo scritto la pescosità del lago, segnalando la presenza di lucci e carpe; oggi l’ittiofauna del lago, modificata da continue immissioni , ammonta ad almeno 10 specie. Nel canneto, in primavera nidificano il germano reale, la folaga e la gallinella d’acqua.

Ma l’importanza faunistica del lago e della palude è dovuta soprattutto agli anfibi, che qui in primavera convergono dalle zone circostanti per accoppiarsi e deporre le uova: sono ben 6 le specie fino ad oggi osservate. Per il rospo comune, che qui si riproduce con parecchie centinaia di esemplari, si è resa necessaria la realizzazione di appositi sottopassi collegati a barriere, in modo da evitare le autentiche “stragi” dovute all'investimento da parte delle auto sulla strada lungo lago.