L’Ecomuseo Argentario custodisce ambienti naturali unici che si possono esplorare facilmente grazie a una fitta rete di sentieri adatti a tutti.

L’attività estrattiva ha modificato permanentemente il territorio, ma la natura ha saputo riconquistare i suoi spazi dando vita a contesti ricchi di biodiversità. Passeggiando nell’Ecomuseo si incontrano le paludi e le torbiere del Biotopo di Monte Barco, la zona arida con alberi bonsai del Biotopo le Grave, la splendida cornice del Lago di Santa Colomba, i prati di Montepiano e Mongalina.

Ampie porzioni dell’Altipiano rientrano fra le aree protette della Provincia autonoma di Trento e ospitano numerose specie animali e vegetali, tra cui rari anfibi e orchidee.
 


La Cascata del Mughetto

16 APR '04
Natura

A meno di mezzora a piedi dal centro di Meano, la cascata del Mughetto è un luogo appartato e suggestivo, che merita senz’altro di essere visitato.

Ci si trova appena al di sotto dei Masi Saracini e anche della Busa del Pomar, una delle canope più famose. La cascata è un salto d’acqua sul Rio di Carpine, corso che nasce nella zona di Montavaccino di Sopra e termina il viaggio dopo appena 3 chilometri in Val d’Adige, a nord di Gardolo, nella zona dello svincolo stradale per il Meanese (Loc. Steffene).

Il Rio nel corso del tempo ha solcato in profondità il fianco del monte incidendo le rocce sedimentarie piuttosto tenere della zona, che qua e là delimitano la vallecola con pareti vistosamente stratificate. Come in tutti i corsi a carattere torrentizio, la portata del rio varia di molto durante le stagioni ed è massima in primavera e in autunno, in coincidenza con le maggiori precipitazioni; è in questi periodi che la cascata del Mughetto offre “il meglio di sè”.

La cascata è formata da uno spettacolare salto d’acqua di alcuni metri, seguito da una rapida in cui il rio fa slalom tra i macigni staccatisi dalla parete soprastante, proprio a causa della potenza erosiva dell’acqua. Pozze di acqua cristallina si alternano a saltelli spumeggianti, formando un insieme pittoresco.

È verosimile che il Rio di Carpine debba il suo nome al carpino nero (in dialetto càrpen), che in effetti è l’albero più comune nei boschi ai lati del torrente. Ci sono però anche molti altri tipi di alberi, tra cui ornielli, querce, aceri, noccioli, pini silvestri e pini neri. Presso il torrente e la cascata, l’umidità e l’ombreggiamento facilitano lo sviluppo di un rigoglioso sottobosco di felci ed edera.

L’acqua del rio è molto pulita, tanto da poter ospitare la trota fario e persino il raro gambero di fiume; anche la salamandra pezzata vi depone le larve, approfittando dei punti con corrente molto debole.