IV Campagna archeologico-mineraria sul Monte Calisio

31 AGO '16
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Si è da poco conclusa la quarta campagna di ricerca archeologico-mineraria condotta in collaborazione fra l'Ecomuseo Argentario e l'Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera.

Anche quest'anno l'interesse degli studenti per il progetto è stato molto alto: hanno partecipato 13 ragazzi dell'Università di Monaco, 2 dell'Università di Siena ed uno dell'Università di Trento.

Ecomuseo e Associazione Amici di Fliess hanno messo a disposizione un alloggio presso Meano (Trento).

Grazie all'esperienza del dott. Martin Straßburger, coordinatore del progetto, sono state svolte diverse attività di ricerca e documentazione che hanno permesso di raccogliere molti dati sull'attività mineraria dei canopi.

Sul Doss del Cuz è stato completato il survey e rilievo gps delle tracce archeologiche dell'attività estrattiva, che ha messo in luce diversi piccoli accessi minerari lungo le scarpate, probabilmente connesse alla canopa principale. L'osservazione della vegetazione effettuata da alcuni dei ragazzi potrebbe dare indizi sulla presenza di piante metallofite, cresciute quindi in terreni particolarmente ricchi di metalli pesanti come i siti di lavorazione del minerale.

A questo prosposito, grazie alla disponibilità del sig. Roberto Dorigoni, proprietario dell'omonimo mulino in loc. Slacche a Civezzano, è stato individuato un sito molto ricco di scorie metallurgiche, probabilmente legate alla lavorazione della galena argentifera. 'Slacche', molto simile al tedesco Schlacke che indica appunto le scorie derivate dalla lavorazione dei metalli, è uno dei pochi toponimi di origine germanica dell'Altipiano del Calisio che sembrerebbe legato all'attività mineraria.

Grazie al Geophysical Department of the Bavarian State Conservation Office e allo studente Cajetan Geiger, è stato anche possibile effettuare una prospezione geofisica in alcune aree del Dos del Cuz con un magnetometro, per valutare la presenza di strutture sepolte.

Alcuni "veterani" del progetto hanno inoltre esplorato buona parte della grande canopa che si apre nelle profondità del dosso, realizzando un video con una telecamera GoPro e alcuni rilievi fotogrammetrici.

Nella Biblioteca di Civezzano, sede dell'Ecomuseo, gli studenti hanno completato la descrizione e documentazione grafica dei reperti rinvenuti nei quattro anni di ricerche: la ceramica  in particolare (per lo più pentole e olle ad impasto grezzo) sarà oggetto di uno studio approfondito.

Nella stessa sede sono state organizzate alcune lezioni teoriche: Michele Bortolotti (UniTN) ha illustrato il progetto di mappatura delle canope su OpenStreetMap (Argentario Mapping), Francesca Condorelli (FBK) ha presentato il suo lavoro di analisi dei dati LiDAR per il riconoscimento automatico dei cadìni.

La seconda settimana è stata interamente dedicata al rilievo di dettaglio di una parte della Canopa delle Acque: sulle mappe realizzate in scala 1:50 sono state indicate tutte le tracce di lavorazione individuate, dalle punte di piccone ai fori da fioretto più recenti. Ciascuna traccia è stata descritta in una scheda appositamente realizzata, in cui poteva essere catalogata in base alla tipologia, alla forma, alle dimensioni.

Si è inoltre tenuto un incontro con l'Ufficio Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della PAT, con la quale l'Ecomuseo Argentario ha stipulato un protocollo d'intesa nel 2012: sono stati presentati i risultati del lavoro di quest'anno e poste le basi per una futura collaborazione che consenta di approfondire ulteriormente le indagini.

Per maggiori info leggete anche qui e visitate la pagina Facebook dedicata al progetto Archaeology of the Mons Argentarius.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla campagna 2016 e che renderanno possibile la continuazione del progetto!

Glück Auf!