L’Altipiano del Monte Calisio è stato da sempre un crocevia di popoli che dalla Valsugana e dal Lagorai raggiungevano la Valle dell’Adige. Le prime testimonianze della presenza dell’uomo nel territorio dell’Ecomuseo risalgono al Mesolitico (10.000 anni fa).

Gli insediamenti si sono diffusi lungo importanti vie di comunicazione nei pressi delle quali sono stati rinvenuti numerosi siti archeologici. Nel Medioevo centrale, l’era dei “canòpi”, furono costruiti numerosi castelli e chiese che punteggiano i piccoli borghi dell’Altipiano. Le tracce dei secoli più recenti si trovano nei molti palazzi storici dai bei portali in Rosso Ammonitico e nelle fortificazioni austroungariche, testimoni della Prima Guerra Mondiale.

 



La Fortezza di Trento

16 APR '04
Storia

In seguito alla terza guerra di Indipendenza (1866), nella quale il Veneto fu annesso al Regno d’Italia e Garibaldi si spinse fino alle porte di Trento, l’Impero austriaco si pose il problema di difendere i propri confini da una possibile conquista italiana. Da questo momento fino allo scoppio della Grande Guerra il capoluogo fu attorniato da una serie di fortificazioni che presero il nome di “Fortezza di Trento” e che si spingevano dal Bondone fino al Lagorai.

L’area compresa tra il monte Celva ed il Soprasasso, quindi anche l’altopiano del Calisio, costituiva il IV distretto di difesa della piazzaforte di Trento.

Le fortificazioni sul Calisio servivano principalmente a difendere la città da attacchi provenienti dalla Valsugana. Tre diversi capisaldi si trovavano a Civezzano: la Tagliata Stradale Inferiore sbarrava la vecchia strada della Valsugana e disponeva di una postazione per fucili al di là del Fersina, collegata da un ponte, a difesa della ferrovia da poco compiuta; la Tagliata Superiore (o Opera Media – oggi in corso di ristrutturazione) sbarrava l’attuale “Strada dei Forti” fra Cognola e Civezzano; il Forte Principale, completamente distrutto, si trovava sul Doss Castion che domina Civezzano, poco sopra la Tagliata Superiore.

Sul Monte Calisio, lungo la strada fra Civezzano e Montevaccino, fu costruito il Forte Casara, mentre a Martignano esiste ancora oggi un forte in ottime condizioni, posto a difesa del centro cittadino.

Allo scoppio della Prima Guerra mondiale queste strutture si rivelarono inadatte a resistere all’artiglieria moderna e troppo visibili, perciò furono demolite o declassate a magazzini: i nuovi forti furono costruiti in caverna, in particolare sulla Cima del Calisio, ancora oggi raggiunta da un’efficientissima strada militare e attraversata da centinaia di metri di gallerie e dai pozzi per le cupole corazzate. Tutta la dorsale del monte fu inoltre dotata di opere campali come trincee e fortini (tra cui la Batteria di Castel Vedro).

Le sorti della guerra fecero però spostare il fronte più a sud, sugli altipiani: la fortezza del Calisio, gioiello di architettura militare nella quale erano state sperimentate nuove soluzioni ingegneristiche, non entrò mai in azione. Nei decenni successivi fu smantellata dai recuperanti dei paesi vicini, che utilizzarono i materiali per ricostruire le loro case. Le gallerie sotterranee furono riutilizzate come rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra mondiale.