Dalla cima del Monte Calisio, 1097 metri sul livello del mare, la più alta dell’altopiano dell’Argentario, è possibile avere una vista a 360° che spazia tra la Valsugana e la Valle dell’Adige. Qui, nel 1915, l’esercito austro-ungarico trasformò questa montagna in una fortezza moderna. Da qui, infatti, si poteva tenere sotto controllo e osservare l’eventuale arrivo dei nemici provenienti da sud e da est.
La batteria di Cima Calisio, costruita tra l’agosto e il novembre 1915 e armata con due obici da 15 cm/99 in cupola corazzata con gittata di 6,5 km, insieme alla postazione del Monte Celva e alla non distante Busa Grande (Vignola-Falesina), è considerata una delle opere difensive meglio riuscite dell’intero sistema difensivo di Trento. Scavata interamente nella roccia, fu costruita in soli quattro mesi, tra agosto e novembre del 1915. In questo periodo furono asportate dalla montagna 10.000 tonnellate di roccia, impiegando manodopera locale e prigionieri di guerra.
La fortezza di Cima Calisio presentava un impianto sotterraneo con due pozzi per altrettanti obici in cupole corazzate, provenienti dal forte di Romagnano. L’armamento era completato da cannoni e postazioni per mitragliatrici. Fu concepita per difendere, insieme al vicino Monte Celva, il lato orientale di Trento.
Sulla sommità si possono ancora oggi osservare le tracce dei due pozzi per gli obici e di alcune postazioni di contraerea. Questa fortezza, come tutte quelle intorno a Trento, non sparò mai un colpo durante il corso della guerra.
Dalla Cronaca di Don Tomaso Baggia, parroco di Seregnano:
«Attorno al forte di Civezzano e sul Celva vengono rasi gli alberi e cespugli. Sono pure tagliate le viti e i gelsi a Civezzano tra i due stradoni. […]. Sul Calisio a forza di mano si trasportano pezzi di ferro dai 50 ai 230 quintali. […] si vedono fanciulli coi zigeretti…non si sa che cosa sia patire, fuorché per i richiamati…! Anzi si parla di 12 illegittimi a Povo! di 180 giovani trentine (e promiscuità sui lavori – trincee… Celva ecc) della Croce Rossa all’Istituto-partorienti ad Innsbruck…! e profanazioni e bestemmie…Agli operai pro lavori militari si dà, dice, troppo denari… di qui osterie e zigari e via dalla dottrina…e anche ste donne per le “sovvenzioni” ricevute non sanno che cosa sia miseria […] si concede agli Operai del Calisio e Celva di far festa il lunedì, lavorando le domeniche (colla scusa che sono aperti i negozi)».
Villamontagna, 21 maggio 1920, dalla relazione per i danni di guerra:
«[…] Detto monte fu oggetto di speciale cura del militare austriaco nella costruzione delle opere fortificatorie attorno alla fortezza di Trento. Il militare ha anzi trasformato l’intera montagna in una fortezza moderna. Sulla sommità vi ha costruito il posteggio di cannoni di grosso calibro su piattaforme girabili e per ciò fare ha costruito strade di accesso per autocarri, caverne per numerose truppe, trincee, camminamenti anche coperti, reticolati e davanti ai medesimi ha tagliato a fratta rasa una considerevole estensione di boschi, tantoché tutto il monte si può dire manomesso e la coltura boschiva come pure quella dei pascoli è alterata ove non fu distrutta […]».
FONTI
Fotografie: MITAG – Museo Storico Italiano della Guerra, Archivio fotografico.
Archivio Comunale di Trento, Archivio Storico di Cognola, Faldone Danni di Guerra, Accertamenti 1920, Protocollo di Udienza, 21 maggio 1920.
Volker Jeschkeit, Il Calisio e la Grande Guerra: la fortezza di Trento. Alla scoperta delle fortificazioni austro-ungariche, Curcu & Genovese, Trento 2008.
El Cormel nella Grande Guerra 1914-1918, Note manoscritte di Tomaso Baggia, (a cura di) Gobbi Domenico, Centro Scolastico di Seregnano, Argentarium, Trento 1976.
Andrea Casna, Militarizzazione e trasformazione del monte Calisio: storia, economia e conseguenze della Prima guerra mondiale 1914-1920, in Annali. Museo Storico Italiano della Guerra n. 32 | 2024.
