La strada che porta a Cima Calisio, come la gran parte dei percorsi che si trovano, è una strada militare, costruita durante la guerra per il trasporto di munizioni e rifornimenti. Ai cantieri militari lavorarono numerosi civili, uomini, donne e ragazzi inquadrati come operai militarizzati: nel novembre del 1914 si contarono circa 800 lavoratori nel settore di Civezzano, Cognola e Villamontagna.
La Strada della Flora, il cui tracciato originario saliva dalle postazioni di Melta, passando da Maso Specchio, risaliva il versante ovest del Monte Calisio, serviva al rifornimento di tutte le postazioni e fu in funzione fino alla fine della guerra per assicurare l’approvvigionamento delle postazioni antiaeree poste sulla cima. Su questa strada vennero gettati i binari della ferrovia da campo con la quale furono trasportate in cima le pesanti cupole corazzate e i necessari strumenti di montaggio.
In località Stoi Bassi (920 m), all’incrocio vigilato da due ricoveri in caverna, si incontrano le strade provenienti dalla zona di Campèl, dalla Strada de Mez e quella che sale da Forte Casara. Da qui, due rami diversi, uno a sud e l’altro a nord, risalgono il crinale orientale fino alla cima, servendo all’approvvigionamento delle postazioni di fanteria e delle postazioni campali dislocate sulla lunga dorsale montuosa. La rete delle strade militari era molto ben articolata e molte vie di accesso alle batterie univano tra loro le principali strade militari.
Questa fitta rete fatta di sentieri, camminamenti e strade, ancora oggi utilizzate e frequentate, permette di osservare la cura e la maestria della loro esecuzione. Muri in pietra squadrato tracciano i tornanti, muniti spesso di paracarro centrale, di cui uno datato “1914". Altri cippi che si possono incontrare individuano la Bauverbotsrayon (BVR – zona soggetta a divieto di costruzione).
I militarizzati
La guerra non portò solo a danni ambientali, ma colpì in modo significativo anche la popolazione civile. La stessa sorte toccò ai lavoratori impiegati nei cantieri militari dove la vita non era facile: si lavorava per 10 ore al giorno con una razione giornaliera, nel 1915, di 200 grammi di pane integrato con 400 grammi di polenta. Nel 1916 la situazione cambiò con 700 grammi di pane, 300 grammi di carne, 100 grammi di verdura e mezzo litro di vino.
Maria Voltolini di Volano, nelle sue memorie, relative ai lavori sul monte Finonchio, scrive: «Noi ragazze eravamo sotto ai soldati, eravamo state requisite, come anche i putelòti: partivamo dal Prà de la Malga e portavamo su al Moietto due assi alla volta. Ci pagavano per questo, ma di quei soldini ce ne voleva una cassa per comprare qualcosa! Quando si tornava a casa, la sera, la nostra mamma ci preparava delle patate era l’unica cosa che c’era, perché anche con la tessera si prendeva ben poco. A lei, perché non stava bene, gli davano una ciòpa; cosa mai… A mezzogiorno, invece erano i soldati che ci davano un po’ della loro bròda nella gamella […] Noi che lavoravamo ci davano cinque corone al dì e due pagnòche e mezza per cinque giorni: fatte di paglia eh! Che ci voleva uno stomaco da leoni per poterle digerire!».
Dalla memoria di Don Giuseppe Vaja
Le difficili condizioni di vita della popolazione sono raccontate anche da Don Giuseppe Vaja, parroco di Albiano:
«il rincaro dei viveri e la penuria dei generi si fecero e si fanno molto sentire. Il latte infatti passa da 60 a 100 centesimi al litro, il granturco da 800 a 1000 corone al quintale, il frumento viene pagato oltre 1500 corone al quintale. l filo, le stoffe ed in genere i vestiari sono senza prezzo. La penuria si fa sempre più sentire, e se la va di questo passo, le condizioni dell’alimentazione diventeranno insostenibili. Un locale comitato di approvvigionamento, fra dispiaceri e noie continue, fa alla meglio la distribuzione dei generi alimentari assai scarsi, che vengono condotti da Trento, e dispensati colà dal comitato distrettuale. […]. Si deve osservare che i soldati di Albiano, per aiutare i loro famigliari, mandarono e mandano tutt’ora dalla Rumenia delle cassette di farina».
FONTI
Fondo Gian Piero Sciocchetti, Biblioteche UniTrento, Università di Trento, C083.
Nicola Fontana, La Regione fortezza: il sistema fortificato del Tirolo. Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto 2016.
Don Giuseppe Vaja, Memorie di Albiano, Trento, Scuola Tipografia Artigianelli 1920.
Andrea Casna, Militarizzazione e trasformazione del monte Calisio: storia, economia e conseguenze della Prima guerra mondiale 1914-1920, in Annali. Museo Storico Italiano della Guerra n. 32 | 2024.
