Costruito tra il 1882 e il 1884, rappresenta un esempio significativo delle fortificazioni in “stile trentino", progettate per proteggere il territorio da potenziali invasioni.
Negli anni ’80 dell’Ottocento, l’Impero austro-ungarico proseguì il progetto di fortificazione del settore orientale del Calisio con la costruzione di un forte sul doss Casara, situato in una posizione strategica al passo della Passo Casara, a 892 metri di altitudine.
Forte Casara si distingueva per la sua architettura tipica dello “stile trentino": una struttura robusta, realizzata con pietra locale, progettata per controllare le principali vie d’accesso alla valle. Il forte era dotato di moderne tecnologie per l’epoca, tra cui una centrale elettrica e telefonica, una cucina, alloggi per la guarnigione e una riserva d’acqua.
Attraverso il Passo Casara era possibile immettersi direttamente nella Valle dell’Adige passando a nord della città di Trento rappresentando, da un punto di vista strettamente militare, una pericolosa possibilità di aggirare il complesso fortificato di Civezzano e di penetrare da settentrione nella valle dell’Adige. Per controllare questo passaggio venne costruito, all’altezza del valico omonimo, il Forte Casara negli anni 1882-1884.
Nel 1915 fu distrutto, come il forte principale di Civezzano, perché obsoleto. Sotto le sue fondamenta furono costruite due batterie in casamatta, per metà ricavate in caverna, per metà in calcestruzzo, nelle quali furono installati rispettivamente due cannoni da 9cm/M75. La batteria di gola sparava in direzione nord-ovest nella valle dell’Adige, la batteria frontale, invece, era rivolta a sud-est, verso la salita al passo e l Civezzano.
Del vecchio forte rimangono poche tracce di muratura mentre le batterie in caverna, saccheggiate e in parte demolite per il recupero del ferro e delle lamiere di zinco, sono state murate per il possibile pericolo di crolli.
Dotazione militare del forte Ottocentesco:
– Armamento: 6 cannoni da 9 cm M 75/96.
– Guarnigione: 3 ufficiali e 95 soldati.
– Esterno: due proiettori da 50 cm.
CIVILI IN GUERRA
Anche quest’area, come tutta la montagna, fu gravemente danneggiata dai cantieri militari. I boschi furono tagliati per fare spazio alle fortificazioni, trincee e strade militari. A lavorare nei cantieri militari furono spesso persone reclutate in loco, di età compresa fra i 14 e i 55 anni. Come abbiamo già visto, la vita per la popolazione civile non fu facile. A dominare, soprattutto a partire dal 1917, fu la fame a causa delle scarse risorse alimentari.
Anna Concer di Civezzano nelle sue memorie racconta:
«E giunse il 1917, l’anno più nero, secondo la mamma, per la guerra e per la fame. Nel febbraio nacque la sorella Lina. Il cibo scarseggiava: tutto era rigorosamente razionato. Noi avevamo solo il latte a sufficienza: ce lo forniva da parecchio tempo un contadino che abitava poco lontano da casa nostra. Un giorno purtroppo questi dovette vendere la mucca, ma si fece promettere dal compratore che avrebbe continuato a fornirci il latte. Questi però non mantenne la promessa».
Corinna Graff di Civezzano ricorda:
«Ero piccina, ma se ho un ricordo è quello della grande fame. Ci veniva scodellata dalla mamma una minestra di mistura d’erbe detta “Kamisa”, fame dunque e della più nera».
FONTI:
Fondo Gian Piero Sciocchetti, Biblioteche UniTrento, Università di Trento C047.
Volker Jeschkeit, Il Calisio e la Grande Guerra: la fortezza di Trento. Alla scoperta delle fortificazioni austro-ungariche, Curcu & Genovese, Trento 2008.
Anna Concer, Civezzano ricordi della I e II Guerra Mondiale, Edizioni Virgilio, Milano 1992.
El Cormel nella Grande Guerra 1914-18, note manoscritte da Tomaso Baggia, (a cura di) Gobbi Domenico, Centro scolastico di Seregnano, Argentarium, Trento 1976.
Andrea Casna, Militarizzazione e trasformazione del monte Calisio: storia, economia e conseguenze della Prima guerra mondiale 1914-1920, in Annali. Museo Storico Italiano della Guerra n. 32 | 2024.
Foto: Una rara immagine del vecchio Forte Casara prima della demolizione conservata presso il Fondo Gian Piero Sciocchetti, Biblioteche UniTrento, Università di Trento.
