Fra il 1914 e il 1915, il monte Calisio fu trasformato in una vera e propria fortezza. Un complicato sistema difensivo partiva dalla sponda destra della Fersina e risaliva il crinale orientale della montagna per congiungersi alla valle dell’Adige in prossimità dell’abitato di Gardolo.
Nell’autunno del 1914 iniziò la costruzione della “linea di resistenza tirolese” (Tiroler Wiederstandslinie): una grande trincea che dal Tonale arrivava fino alla Marmolada, passando per Riva del Garda e Rovereto. A Trento i cantieri interessarono la fortificazione delle montagne attorno alla città: Bondone, Marzola, Celva e Calisio diventarono delle vere fortezze. Furono impiegati operai militarizzati di età compresa fra i 17 e i 55 anni: la popolazione civile della zona, ragazzi, ragazze e donne, fu chiamata a lavorare nella costruzione di trincee, strade e sentieri.
La batteria di Castel Vedro. Tra il 1914 e il 1915 il settore Doss Castion – Le Finestre – Coel – Campel fu trasformato in un caposaldo trincerato. L’impianto sotterraneo chiamato “Batteria di Castel Vedro” si trova direttamente sopra la Tagliata Superiore di Civezzano. Dall’entrata principale, una scalinata conduceva direttamente alle postazioni sul dosso, da dove si poteva dominare la valle del Fersina e ampie parti della zona di Civezzano. La galleria dei fucilieri, allestita alla fine del lungo tunnel principale, è stata realizzata in cemento armato ed era una postazione frontale. L’armamento includeva mitragliatrici da 8 mm di calibro modello M93 su affusti da fortezza girevoli con scudo protettivo.
Sulla sommità della collina, come ricorda il toponimo, esisteva un castello. Attestato già nel 1195, il complesso era di proprietà della famiglia da Civezzano. Si trovava in posizione strategica per il controllo della viabilità da Trento alla Valsugana. Il castello fu distrutto nel 1256 da Romano d’Ezzelino.
La convivenza con i militari.
La popolazione civile durante la guerra visse a stretto contatto con i soldati austro-ungarici. La convivenza, come racconta Anna Concer di Civezzano, non fu facile:
«Era il freddo inverno del 1916-1917. Una notte, papà e mamma furono svegliati da un fumo denso che entrava nella camera. Papà corse fuori per vedere cosa fosse successo: alcuni soldati, per ripararsi dal freddo, avevano costruito un braciere su un pianerottolo e avevano iniziato a bruciare legna trovata qua e là nel cortile e nell’orto. Quando la legna terminò, schiodarono alcune assi del pavimento e continuarono a alimentare il fuoco. Così si formò un passaggio d’aria tra il nostro piano e l’altro, con il rischio di incendio anche per il nostro appartamento. Nel 1916, la guerra si era avvicinata al Trentino e nella nostra casa, quasi vuota, furono acquartierati i soldati che nei giorni successivi sarebbero partiti per il fronte di Folgaria e Lavarone. Quei soldati erano in genere bosniaci e croati, rissosi, bugiardi e ladri».
FONTI:
Volker Jeschkeit, Il Calisio e la Grande Guerra: la fortezza di Trento. Alla scoperta delle fortificazioni austro-ungariche, Curcu & Genovese, Trento 2008.
Anna Concer, Civezzano ricordi della I e II Guerra Mondiale, Edizioni Viriglio, Milano 1992.
Immagine: interno della batteria di Castel Vedro.
