Prima della Grande Guerra la vita, delle comunità che vivevano nel settore del Monte Calisio, si basava su un’economia agricola, con ampie coltivazioni di gelsi, uva e cereali.
A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, fino allo scoppio della Grande Guerra, il Monte Calisio fu interessata da una serie di interventi che portarono alla costruzione di forti e trincee. In vista di una possibile guerra con il vicino Regno d’Italia, le autorità austro-ungariche piegarono alle proprie esigenze militari il territorio del Calisio: ancora oggi, camminando lungo i sentieri e all’ombra degli alberi, sono ben visibili i segni e di questo recente passato.
La terza guerra di indipendenza.
Nell’estate del 1866, l’esercito italiano, guidato dal generale Medici, muovendo dal Veneto conquistò Levico e Pergine. A Civezzano un battaglione di austriaci cercò di organizzare una resistenza posizionando alcuni pezzi di artiglieria. L’obiettivo del generale Medici era di arrivare a Trento attraverso una manovra a tenaglia: Valsorda; Civezzano; Lavis. Il 25 luglio Medici ricevette l’ordine di interrompere per otto giorni le ostilità. La burocrazia delle singole cancellerie impose la ritirata delle truppe italiane dal Trentino. Il Regno d’Italia ottenne il Veneto e parte del Friuli. A causa di questa sconfitta il comando militare austro-ungarico fu costretto ad avviare un imponente progetto di fortificazione del Trentino orientale per difendere Trento da un nuovo e possibile attacco italiano proveniente da Bassano. A Civezzano fu realizzato un sistema difensivo che prese il nome di “sbarramento di Civezzano".
La difesa di Trento: lo sbarramento di Civezzano.
Questo complesso, che fa parte del settore IV della fortezza di Trento, include i forti di Civezzano, Doss di Casara e Martignano, costruiti tra il 1868 e il 1884. Già alla fine del XIX secolo, risultavano obsoleti e superati. Questi forti, realizzati in pietra locale, erano progettati per resistere agli attacchi della fanteria, ma non ai grossi calibri di artiglieria. Di conseguenza, i comandi militari dovettero rivedere completamente il sistema difensivo. Con l’introduzione dei “forti in stile Vogl" (1884-1900), come i vicini forti delle Benne e Tenna, divenne evidente che il sistema Civezzano-Casara-Martignano non era adeguato a una guerra moderna e industriale.
Lo scoppio della prima guerra mondiale.
Con lo scoppio della Grande Guerra, nel 1914, il Monte Calisio si trovò nuovamente fra gli interessi del comando militare, che stava progettando la cintura difensiva di Trento. Nella fase di neutralità italiana, l’esercito austro-ungarico, a seguito della disastrosa campagna in Galizia contro la Russia, progettò e costruì un sistema ‘moderno’ caratterizzato da postazioni interamente scavate nella roccia. Le montagne attorno a Trento – Bondone, Maranza, Celva e Calisio – furono trasformate, mediante l’impiego di prigionieri di guerra e operai militarizzati, in bastioni difensivi: vere e proprie fortezze di pietra, che andarono a mutare in modo significativo il paesaggio e l’ambiente naturale ma, ironia della sorte, non sparano mai un colpo.
Oggi, percorrendo i sentieri che portano sulla cima del Monte Calisio, è possibile vedere quello che rimane dell’imponente sistema difensivo.
Nel 2024, l’Ecomuseo dell’Argentario ha avviato un progetto di ricerca per riqualificare il percorso dedicato alla Grande Guerra. Obiettivo di questo lavoro è raccontare non solo la storia delle fortificazioni, ma anche l’impatto che la militarizzazione ha avuto sul territorio e sulla popolazione civile.
IL SENTIERO DELLA GRANDE GUERRA
