Lo Sbarramento di Civezzano fu un complesso costruito tra il 1869 e il 1872, per proteggere Trento da un’eventuale invasione italiana.
Dopo la guerra del 1866, l’Impero austro-ungarico era consapevole della minaccia rappresentata dal neonato Regno d’Italia, pronto ad avanzare da Bassano attraverso la Valsugana. Vienna non poteva permettersi di sottovalutare questa possibilità, e decise di costruire a Civezzano un sistema difensivo per l’epoca all’avanguardia.
La difesa di Trento. Lo sbarramento di Civezzano era composto da tre elementi chiave: un forte principale, due tagliate stradali e una galleria a difesa della ferrovia della Valsugana. Un’opera colossale, capace di ospitare ben 249 soldati.
Il forte principale, cuore di questo sistema, era una struttura imponente costruita su tre piani, interamente in pietra. La sua posizione dominante gli permetteva di controllare la valle e di respingere eventuali attacchi nemici.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale il forte fu fatto esplodere perché obsoleto. I cannoni furono recuperati e riutilizzati in altre postazioni sul Monte Calisio.
Armamento e truppa:
o Il forte era armato con 12 cannoni, capaci di colpire bersagli fino a 5 chilometri di distanza.
o La guarnigione era composta da 4 ufficiali e 141 tra soldati e sottufficiali
La memoria di Daniel von Salis-Soglio
A seguire i lavori di progettazione e di costruzione fu il feldmaresciallo Daniel von Salis-Soglio (1826-1919). Nelle sue memorie, trascritte dallo storico Nicola Fontana, sul forte di Civezzano scrive:
«La costruzione delle menzionate fortificazioni, che consistevano in un’opera principale, in una tagliata stradale superiore e una inferiore, venne eseguita tramite un’impresa con ottimo materiale edile. Trento è famosa e rinomata per questo materiale: piastre di marmo, pietra grezza e lavorata. […]. La costruzione delle menzionate fortificazioni ha suscitato ammirazione per bellezza e carattere artistico e, senza volermi adulare, posso dire a ragione. Per quelle poche parti di muratura frontale che non poterono essere coperte di merloni di terra, in particolare la piccola superficie nella parete frontale delle volte, delle cannoniere, il marmo non mi sembrò resistere a sufficienza. Per queste parti furono trasportati dalla Valsugana massi di granito di grandi dimensioni e di straordinaria compattezza; la lavorazione di queste pietre era tanto difficile che l’acciaio più duro spesso era logorato in brevissimo tempo e a causa della difficoltà del lavoro manuale pochi tagliapietre erano disposte a dedicarvisi. Queste pietre lavorate di granito avrebbero resistito un colpo di cannone».
FONTI:
Memorie in divisa. Ufficiali austro-ungarici in Trentino al tempo di Francesco Giuseppe, (a cura di) Nicola Fontana, Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, Museo Storico Italiano della Guerra Onlus, Trento 2017.
Volker Jeschkeit, Il Calisio e la Grande Guerra: la fortezza di Trento. Alla scoperta delle fortificazioni austro-ungariche, Curcu & Genovese, Trento 2008.
Immagine: Ricostruzione artistica a cura del Gen. Gian Piero Sciocchetti. Fondo Gian Piero Sciocchetti, Biblioteche UniTrento, Università di Trento, C002
